Audiovisivi Santa Bernadette

16.03.2015 22:16

Filmati   :    Santa Bernadette     Santa Bernadette del 43 

Santa Bernadette corpo incorrotto

L’alfabeto di una santa
Fonte: “Pensieri spirituali tratti dal Diario intimo e dalle Lettere di Santa Bernadette” di Mirella Mostarda 

Amore: "Avrò sempre abbastanza salute, ma mai abbastanza amore per Nostro Signore”. “Non vivrò nessun istante se non amando. Colui che ama, fa tutto senza sacrificio, o meglio, il suo sacrificio, lo ama”.

Croce: “La croce è il patrimonio degli amici che il Signore ama di più; quaggiù la sofferenza, in cielo la vera felicità. La Santa Vergine non mi ha ingannata. Mi ha detto che non sarei stata felice in questo mondo, ma nell’altro. La prima parte l’ho già avuta”.

Debolezza: “Io sono molto debole; ho gran bisogno dell’aiuto delle preghiere di anime buone, per non abusare del favore che ho ricevuto dal Cielo, malgrado ne fossi indegna”.

Delizia: “Quando Nostro Signore sarà nel vostro cuore, abbandonatevi a Lui e gustate in pace le delizie della sua presenza. Amate, adorate, ascoltate, lodate e direi anche gustate… Soltanto l’eternità ci riserva gioie più grandi…”.

Difetti: “Io vorrei che si raccontassero anche i difetti dei santi e quanto hanno fatto per correggersi. Questo sarebbe molto più utile dei loro miracoli e delle loro estasi”. 

Grotta: “È stato il mio cielo, non la rivedrò più. Vorrei tornare una volta sola alla mia grotta, quando nessuno mi vede, perché io sono attaccata a quella roccia con tutta me stessa!”.

Lacrime: “Soffro: e verso di Voi elevo i miei gemiti, o mio Consolatore. Riverso le mie lacrime sul vostro Cuore adorabile. A Lui confido i miei sospiri, le mie angosce, le mie pene. Che aumenti il mio amore, che renda meno pesante il mio dolore”.

Pane: “Preghiera a Gesù di una povera mendicante: O Gesù, dammi, ti prego, il pane dell’umiltà, il pane dell’obbedienza, il pane della carità, il pane della forza per spezzare la mia volontà, per unirla alla Tua, il pane della mortificazione interiore, il pane del distacco da ogni cosa e creatura, il pane della pazienza per sopportare le pene che il mio cuore soffre. O Gesù, Voi mi volete crocifissa: ‘Fiat’. Il pane della forza per ben soffrire, il pane di vedere sempre solo Voi e null’altro”.

Paura: “Mia cara sorella, ho paura…Ho ricevuto tante grazie e ne ho fatto tanto poco profitto!”. Sì: “Sì, mio Dio, sì. In tutto e per tutto, sì”.

Umiltà: “Il Rosario è la mia preghiera prediletta: d’altronde sono troppo ignorante per poterne comporre una”. 

Verità: “A forza di voler infiorare le cose, si finisce per snaturarle”.

La Santa Vergine non trattiene per sé, ma porta a Gesù.

 

 

 

 

Bernadette si consumava d’amore per Gesù e in particolare per Gesù crocifisso. Qui era il centro segreto della sua vita e qui ella sostava giorno e notte, mentre, attraverso le mansioni ordinarie della vita quotidiana, cercava di donare agli altri quell’amore di cui di Dio ricolmava il suo cuore. Questa prediletta di Maria apparteneva totalmente a Gesù. Forse vale la pena di soffermarsi a meditare queste parole, che ci dimostrano quanto stolti sono coloro che temono che la pietà mariana distolga i fedeli da Gesù Cristo:
Crescete, Gesù, crescete in me, nel mio cuore, nel mio spirito, nella mia immaginazione, nei miei sensi, per mezzo della vostra modestia, la vostra purezza, la vostra umiltà, il vostro zelo, il vostro amore. Crescete con la vostra grazia, la vostra luce, la vostra pace; crescete nonostante le mie resistenze, il mio orgoglio; crescete fino alla pienezza dell’uomo perfetto; crescete come a Nazareth davanti a Dio e davanti agli uomini, per la gloria del Padre vostro”.
Siamo di fronte a una pagina di straordinaria intensità spirituale che, pur nella semplicità di linguaggio, non ha nulla da invidiare a quelle scritte dai grandi maestri della mistica. Ci troviamo qui nel cuore dell’esperienza cristiana, che consiste nel vivere in intima unione con Gesù Cristo, come ci insegna San Paolo.
Il diario di Suor Maria Bernarda abbonda di queste espressioni, sue o prese da altri, che esprimono tutta la sua tensione d’amore verso lo sposo della sua anima:
Gesù solo come Fine,
Gesù solo per Maestro,
Gesù solo per Modello,
Gesù solo per Guida,
Gesù solo per Gioia,
Gesù solo per Ricchezza,
Gesù solo per Amico!
”.
Forse ti chiederai quale posto abbia, in questa eccezionale esperienza mistica centrata sul Verbo incarnato, la presenza di Maria. Qui vi è la conferma che la Santa Vergine non trattiene per sé, ma porta a Gesù. Maria stessa è tutta rivolta verso Gesù, e, quando noi siamo uniti a lei, condividiamo la sua totale appartenenza al Figlio. Bernadette lo sapeva bene per esperienza personale e ce lo conferma con parole di rara bellezza:
“O Maria, mia buona Madre, vi prego di imprimere in tutta la mia anima i tratti del mio divino Sposo crocifisso; fate che orami i suoi desideri siano i miei desideri, il suo amore sia il mio amore”.


Il sorriso della Madre dischiude alla gioia

 

 

 

Molto e giustamente si è detto e scritto sulla lacrime di Maria, poco o nulla sul suo sorriso. Eppure non si può dire che nelle apparizioni dei tempi moderni sia mancato il suo sorriso materno. Anzi, è proprio sulle grandi tragedie della storia contemporanea che la serena bellezza della Madre di Dio ha brillato come un raggio di sole dopo la tempesta devastatrice.
Forse tu troveresti più coerente che sui mali del mondo scendessero le lacrime del cielo. A questo riguardo mi ha molto colpito una delle tipiche espressioni di Bernadette, così semplici, ma così incisive. Interrogata perché mai durante le apparizioni fosse prima gioiosa e poi triste, ha risposto “sono triste quando Aquero è triste e sorrido quando lei sorride”. […]
Bernadette fu una santa crocifissa e gioiosa nel medesimo tempo. E’ ben difficile trovare una creatura che più di lei sia stata assimilata alla croce di Cristo. Tuttavia la sua sofferenza è nascosta, resa pressoché invisibile, come la radice di una albero sepolta nella profondità della terra, mentre all’esterno si eleva al cielo lo spettacolo festoso delle foglie e dei frutti.
L’incontro con la Madonna ha segnato la sua vita. Quando la gioia di Dio ti tocca anche per una sola volta il cuore, ne porti il ricordo della dolcezza fino all’ultimo giorno del tuo pellegrinaggio sulla terra. Mi chiedo spesso perché mai l’uomo sia triste. Parlo di quella tristezza profonda, che nessuna risata mondana riuscirebbe a coprire. Ci sono certamente le persone felici, ma sono rare. Le più sono inquiete e cercano qua e là a tastoni quella felicità che      sembra irraggiungibile.
Bernadette è una di queste rare persone sul cui volto è diffusa la pace. Mi ha molto impressionato questo ritratto che di lei ha tracciato un giornalista, che si era recato a Lourdes per coglierla in fallo, ma che si era ricreduto al solo guardarla: “Bernadette compirà fra poco 14 anni, ma non le si darebbero più di 10… la sua taglia è molto esile.. deve aver sofferto molte volte la fame e la sete… dal suo viso traspaiono la dolcezza e la bontà. Gli occhi sono vivi e intelligenti. L’abbigliamento è molto modesto, molto trascurato […] la sua disinvoltura e la sua serenità in presenza di estranei hanno qualcosa di sorprendente per una ragazza della sua età…” […]
Bernadette, così come ci viene presentata da una penna non sospetta, è una vera immagine di Maria. Al di sopra di tutto risplendono la dolcezza e la bontà che traspaiono sul suo viso. Mi sono fatto la convinzione che i veggenti autentici, pur nei loro nei limiti e nelle loro mancanze , portano dentro di sé qualche riflesso di Maria. Innanzitutto il riverbero della sua dolcezza e della sua pace. Non si vede il volto sorridente di Maria senza che nel tuo cuore si dischiuda la fonte cristallina della gioia.
Ti chiedi il perché? In fondo si tratta di un fatto semplice e naturale. Nel sorriso della Madre ti scopri figlio amato e accettato, così come sei, nella povertà della tua vita spirituale morale. La gioia nasce dal sentirci accolti dall’amore misericordioso di Dio, pur nella nostra indegnità. Da quel giorno che Maria le ha sorriso, Bernadette si è sentita felice e nessuna prova successiva le ha tolto la pace. I suoi biografi rendono concorde testimonianza del suo comportamento festoso e perfino sbarazzino, nonostante l’austero abito di religiosa che indossava. […]
Si trattava forse di un fatto naturale, relativo al carattere? La gioia viene sempre dal Cielo. Essa nasce dall’esperienza di Dio. Questa era la gioia di Bernadette, che proveniva dalla medesima sorgente divina che colmava anche il cuore di Maria. La sua vita religiosa fu, umanamente parlando, un calvario, sia per le sofferenze fisiche, come per quelle morali. Ma quasi nessuno se ne accorse. Sul volto di Suor Maria Bernarda aleggiava il sorriso di “Aquero”. A lei interessava fare la volontà di Dio. La sua preoccupazione era il dovere ben fatto. Sapeva che solo in questo modo si sarebbe sentita in pace. Solo così la Santa Vergine sarebbe stata contenta di lei. 

 

Quale momento terribile fu quello in cui dovette affrontare il burbero curato, mons. Peyramale, per riferirgli che “Aquero” voleva che fosse costruita là alla grotta una cappella! E’ talmente angosciata che, nel riferire il messaggio, è quasi tentata di ridimensionare la richiesta della Madonna: “Una cappella… alla buona… anche se piccolina”. Ma una volta eseguito il suo compito, la fanciulla, uscendo dalla canonica, dice alla parente che la accompagnava: “sono molto contenta. Ho fatto la mia commissione”.
Ecco, caro amico, il segreto della gioia che Bernadette possedeva e che anche noi tutti cerchiamo. E’ la felicità di sentirsi amati da Dio. E’ la pace della coscienza tranquilla. E’ l’intima soddisfazione dei compiti quotidiani eseguiti con amore.

 

Quando noi recitiamo il Rosario la Madonna è presente e ci ascolta. Se non la vediamo con gli occhi della carne, possiamo però vederla con gli occhi del cuore. Mentre scorriamo i misteri della nostra redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene. […] occorre guardare a questa preghiera come al modo per entrare nella più intima unione con Maria stessa: recitare il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna, se così possiamo dire, per tuffarsi in questo oceano di santità e grazia che è la Vergine Maria, e personalmente aggiungerei, con Leopardi, che “il naufragar mi è dolce in questo mar!”. Dunque, quando si prega il Rosario si entra in comunione con l’Immacolata, con Colei che tutte le generazioni dicono Beata (Lc 1,48) proprio perché prescelta dal Signore, concepita senza peccato originale e perciò stesso, lo abbiamo più volte ricordato, già vincitrice su Satana.[…] Ora, la preghiera del Santo Rosario è in particolare legato al dono della pace. […] Ora, Dio nella sua pedagogia ha legato alla preghiera del Rosario questa potenza, tale da dare la pace all’umanità, da preservare l’umanità dalla distruzione e dai progetti del Maligno, assicurando un tempo di pace.
Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

Quando Bernadetta andava alla grotta, teneva un cero in mano. Questo cero era delle sue zie, che erano fierissime di imprestargliene uno a turno. Un giorno, durante l’apparizione della Vergine, Bernadetta teneva in mano il cero della sua zia più giovane, Lucilla Castérot, sorella di sua madre. Dopo che la vergine era partita, la fanciulla si chinò verso la zia e le disse: “Mi permetti di lasciare il tuo cero alla grotta?”. “Sì, te lo regalo. Se vuoi, va pure a portarlo alla grotta”. Allora la fanciulla andò fino al fondo della grotta… issò il cero acceso nella sabbia, appoggiandolo alla roccia. “La Signora mi aveva chiesto, disse la sera a sua zia, se andandomene volevo lasciare il cero ad ardere nella grotta”.  Perché la Santa Vergine ha chiesto questa cosa a Bernadetta?
Quando tu metti un cero presso l’altare della Santa Vergine, lo fai perché esso prenda il tuo posto presso di Lei. Tu te ne vai, ma il cero resta. La sua piccola fiamma dice alla Vergine: “La tale bambina mi ha messo qui presso di Te. Ella vorrebbe ottenere una grazia, non è potuta restare, perché ha altro da fare: io la chiedo per lei.” La Santa Vergine diceva a Bernadetta: “Vuole lasciare il suo cero acceso nella grotta perché tenga il suo posto?”. Da allora, vi sono sempre dei ceri accesi nella grotta, a chiedere grazie per gli assenti. Belle preghiere che salgono al Cielo queste piccole fiamme dei ceri!

 

 

 

 
 

Le candele non possono certo pregare, ma possono aiutarci a pregare.                                                                              In primo luogo in ogni candela c’è come un riflesso di quella luce che un tempo scese a Betlemme nel buio del nostro mondo.Così come la luce delle candele rischiara le tenebre, anche la nostra vita possa essere illuminata dalla vita di Gesù, che ci porta un messaggio che orienta la nostra vita. La candela ci ricorda il Battesimo, l’inizio del nostro cammino con Cristo e la vocazione alla Vera Vita, alla Vita EternChe possa sempre più rivelarsi il significato che la Luce ha nella tua vita. 

Signore,
Io accendo una candela.
Forse non so pregare nel modo giusto.
Questa candela è un po’ di ciò che possiedo
e un po’ di ciò che sono.


Signore, questa candela, che io qui accendo, sia per me la luce con cui Tu mi illumini nelle difficoltà che mi assillano e nelle decisioni che prenderò. Sia un fuoco attraverso il quale Tu bruci in me ogni malvagità, per trasformarla in qualcosa di nuovo e di buono. Sia un fuoco che scaldi il mio cuore e m’insegni ad amare. Signore, non posso restare a lungo nella Tua Chiesa. Con questa luce che arde vorrei che restasse qui una parte di me, una parte che desidero donarti. Aiutami a continuare la mia preghiera in tutto il mio essere e nel lavoro che svolgerò in questo giorno. Signore, davanti a me c’è una candela. Essa brucia inquieta, a tratti con una piccola fiamma, altre volte con una fiamma più grande. Signore, anch’io sono a volte inquieto/a: lascia che io trovi in Te la calma interiore. Essa mi offre luce e calore. Signore, lasciami diventare una luce per il mondo. La candela si smorza, si consuma nel suo proprio compito. Lascia che anch’io diventi un servitore/ una servitrice. Con questa candela si possono accendere altre candele. Signore, lasciami diventare un esempio per gli altri così anch’essi risplendano e rechino luce al prossimo. Fonte: Vienna International Religious Centre

“Devo morire a me stessa, sopportare in pace il dolore. Che io lavori, soffra e ami senza altri testimoni che il Suo adorabile Cuore. Io non vivrò un istante che non lo passi amando. Chi ama fa tutto senza pena”. Santa Bernadette Soubirous

 

 

 

 

Noi abbiamo orrore della sofferenza, sia della nostra che di quella dei nostri cari. La nostra preoccupazione è che si muoia senza soffrire. Non ci turba se una persona muore come gli animali che non comprendono, senza consapevolezza, senza luce e senza speranza. Noi siamo solo preoccupati che non soffra. Stoltezza degli uomini, che non comprendono la lezione della Croce di Cristo! La Madonna ha voluto richiamarci, attraverso la morte atroce di Bernadette, all’inestimabile valore spirituale che hanno davanti a Dio l’agonia e la morte di una persona crocifissa.

[…] La morte, come la vita, è governata da Dio. Anche intorno al letto di Bernadette si sono alternati i medici e le infermiere, per dare quel sollievo che la medicina può e deve dare. Non dimentichiamo però che Dio conosce il peso che ogni anima può portare e quanto ad ognuna di loro può chiedere. Lasciamo che la sua misericordia macini i chicchi di grano della nostra vita, per trasformarli in farina immacolata. Non neghiamo all’amore esigente di Dio neppure una goccia del nostro dolore, del quale egli ha bisogno per lavare i peccati del mondo.

In quegli istanti il nemico è sempre presente. […] Non possiamo lasciare gli agonizzanti soli, nel supremo combattimento con lo spirito del male. Dobbiamo difenderli con la nostra fede, con la nostra preghiera e con la nostra speranza. Il maligno insinua a Bernadette di non aver corrisposto abbastanza alle grazie straordinarie che ha ricevuto. Attraverso lo scoraggiamento, vuole trascinarla nei gorghi soffocanti del dubbio, dell’angoscia e della disperazione. Chi potrà mai misurare la crudele astuzia del maledetto e la sua sottigliezza nell’ingannare le anime?

Come contrastarlo? Come respingerlo e ritrovare l’occhio limpido che contempla gli orizzonti infiniti della divina misericordia? “Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice”. Questa invocazione intensa, ripetuta più volte pochi istanti prima di morire, costituisce uno dei momenti più alti del cammino spirituale di Bernadette. Lei, uno dei tesori di grazia più preziosi della Chiesa, sa e professa di essere solo una povera peccatrice, che non può confidar nei suoi meriti, ma solo nella bontà infinita di Dio. Così sarà anche per ognuno di noi. Nel momento della morte non potremo presentare carte di credito, ma piuttosto dovremo alzare bandiera bianca e invocare aiuto. L’ha fatto colei che ha visto l’Immacolata, non lo faremo noi? E’ quest’atto di estrema fiducia che permetterà alla santa Vergine di portarci con sé in cielo. Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

 

 

 

 

 

“[…] domandare a Dio più umiltà che umiliazioni, più pazienza che sofferenza, più volontà che opere, più amore che azioni, più abbandono che ordini, più fatti che parole, più applicazione alla santità che alla salute”. Dal diario di Santa Bernadette Soubirous
 

 

 

 

 

Bernadette , con l’inizio delle apparizioni, era divenuta un personaggio al centro dell’attenzione universale. Alcuni la cercano per combatterla, altri, la maggioranza per venerarla. Era comunque un personaggio alla ribalta, non solo nella Chiesa, ma anche nel mondo. All’uomo carnale piace essere conosciuto e osannato. Sopporta persino di essere criticato, purché ci si interessi della sua persona. Ciò che gli è duro da accettare è che non si parli affatto di lui o lo si ignori. L’appetitus excellentiae, cioè il desiderio di eccellere, di essere comunque sul palcoscenico, è una pianta molto tenace e solo i veri santi la sanno estirpare. Ti meravigli d quello che dico? Ciò nondimeno è la pura verità. Quanti di noi non sono disposti a fare nel nascondimento ciò che fanno davanti agli occhi di tutti! Pur di avere l’applauso del mondo saremmo anche disposti a fare grandi sacrifici. Ma che si sappiano! L’importante è che la gente li conosca, li commenti e li approvi. Ecco perché Gesù invita a fare il bene in modo tale che la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra e apostrofa gli scribi e i farisei che pregano, digiunano e fanno l’elemosina per ricevere la gloria dagli uomini. […] [A Bernadette] scomparire agli occhi della gente non le costa nulla. A lei interessa amare Dio con tutto il suo cuore e servirlo nell’umiltà. “Fuggire il mondo”, secondo la grande tradizione dei Padri del deserto e dei monaci, non le costa. Dio solo è già l’amore e la ragione unica della sua vita. Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

 

La Madonna apparendo rompe le scatole, distrugge la concezione della religione umanitaria. Ecco il panico! Fateci caso, tutte le volte che la Madonna è apparsa si è scatenata ‘l’ira di Dio’… A Lourdes…
Ma cos’era sta’ Bernadette? Era una povera ragazza asmatica, aveva 12-13 anni, ignorante, era ‘un pericolo pubblico’. Era ‘un pericolo pubblico’? L’hanno chiamata prima i carabinieri, poi i giudici, poi i prefetti, poi i fucilieri… poi cos’han fatto? Palizzate davanti alla grotta, non si poteva passare.
Perché questo? Perché saltava il loro teorema di essere padroni del mondo. La Madonna appare e tutto salta. La religione del mondo è messo in scacco. Padre Livio Fanzaga (da una catechesi audio, 2004)

“La persona invidiosa, la persona gelosa è una persona amara: non sa cantare, non sa lodare, non sa cosa sia la gioia, sempre guarda ‘che cosa ha quello ed io non ne ho’. E questo lo porta all’amarezza, un’amarezza che si diffonde su tutta la comunità. Sono, questi, seminatori di amarezza. E il secondo atteggiamento, che porta la gelosia e l’invidia, sono le chiacchiere. Perché questo non tollera che quello abbia qualcosa, la soluzione è abbassare l’altro, perché io sia un po’ alto. E lo strumento sono le chiacchiere. Cerca sempre e vedrai che dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, distruggono la comunità”. Papa Francesco

 

 

 

 

La forma più alta di invidia, che giustamente è collocata fra i peccati contro lo Spirito Santo, è l’invidia spirituale: invidia della grazia altrui, invidia per le grazie che Dio dà agli altri”. (di Padre Livio Fanzaga)
Ma l’antipatia di Madre Maria Teresa Vauzou per Bernadette raggiunse il livello di gelosia patologica (ella stessa ammise ad una consorella, più avanti, che avvertiva un malevolo, ossessivo bisogno di tormentare e umiliare Bernadette. Divenne la missione di questa donna. Un esempio per dimostrare quanto insanamente egocentrica e patologica fosse l’invidia di questa donna: qualche tempo dopo la morte di Bernadette, quando la Madre Generale annunciò che la Chiesa stava preparando l’inizio del processo di beatificazione di Bernadette, Madre Vauzou energicamente affermò che avrebbero dovuto aspettare che ella fosse morta!). […]
Alcune delle altre superiori presero spunto dal rispetto per madre Vauzou per umiliare Bernadette. Madre Imbert, di ritorno da un viaggio a Roma, incontrò le suore nel cortile del convento. Salutò tutte le novizie e diede ad ognuna un abbraccio e un caloroso saluto personale. Le giovani suore gradirono l’attenzione. Quando, però, la superiora giunse a Bernadette, silenziosamente l’abbracciò e passò oltre. L’atmosfera felice si dissolse subito a causa di questa palese scortesia. Tratto da: InfoBarrel LifeStyle

A Lourdes arrivano circa cinque milioni di pellegrini ogni anno. Ognuno è importante e rappresenta un destino unico e irripetibile. Ti passano davanti agli occhi volti di ogni colore e su ciascuno vedi scritta una storia segreta di dolore e di speranza. Fra di essi sono molti i giovani. L’appuntamento con un Assoluto dal volto materno li attira e li affascina. Tutto è incominciato con uno di loro. Bernadette era una ragazza di soli quattordici anni, che ne dimostrava dieci. Era la più ignorante, la più povera e la più emarginata. Su di essa si è posato lo sguardo del Signore ed è proprio lei, la più inutile di tutti, che è stata scelta dalla Madre di Dio per il suo grandioso piano di misericordia. “La santa Vergine mi ha raccolto come un ciottolo”. Hai proprio ragione, Bernadette! Che cos’è un ciottolo se non una cosa inutile e senza valore? Eri piccola e testarda come un ciottolo delle tue montagne. Ma il Signore ti ha visto quando nessuno si accorgeva di te e ha fatto della tua persona una pietra viva e preziosa nell’edificio della santa Chiesa. dal libro «Sui passi di Bernadette» di Padre Livio Fanzaga

 


 

 

 

 

 

Verso la fine dell’estate un gruppo di cari amici è andato a Lourdes a fare servizio agli ammalati. Io, non potendo andare con loro, ho pensato di portare un po’ di Lourdes a casa mia, e così ho estratto dalla pila dei libri da leggere la biografia di Bernadette che era posizionata al numero centosessantuno della lista d’attesa (continuo a comprarli e a impilarli, nella speranza di rompermi una o due gambe: allora finalmente potrò dedicarmi alla lettura, stesa sul divano).
Così ho scoperto che subito dopo la prima apparizione, la pastorella, poverissima e ignorante, mostrò di avere capito alcune cose che solo la Madonna poteva averle spiegato, tanto più che Bernadette non poteva andare neppure a catechismo, era analfabeta.
Come prima cosa iniziò a farsi il segno della croce con un’attenzione e una solennità tutte diverse da prima. Quando dico nel nome del Padre e del Figlio – spiegava – con le mani vado dalla testa al cuore: l’amore, che noi collochiamo nel cuore, deve essere accompagnato dalla forza e dalla razionalità. Amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente. Invece il gesto di andare da una spalla all’altra significa – diceva la pastorella – avere la forza di prendere sulle nostre spalle la realtà. Sulle spalle, ma con la fiducia di chi sa che lo Spirito Santo farà per noi ciò che noi non riusciremo a portare a compimento.
In un gesto, dunque, si può esprimere il cuore della nostra fede: la misteriosa unità delle tre persone della Trinità, e la nostra partecipazione a questo mistero, che solo possiamo vagamente intuire; il nostro desiderio di essere docili alla realtà che ci viene consegnata; l’impegno di dire sì alla croce. Una fede, dunque, che esprime insieme il desiderio di farsi carico, ma anche la fiducia di sapere, come ha insegnato la Madonna a Bernadette, che a quello a cui non arriviamo noi penserà lo Spirito Santo.
Un gesto bellissimo che nasconde dunque un tesoro di fede, tramandatoci dai santi, dai martiri, dagli apostoli, dai fratelli maggiori; un gesto da insegnare ai figli. Pensiamoci la prossima volta che lo facciamo, magari distrattamente.
di Costanza Miriano – Credere Tratto da: Il blog di Costanza Miriano

 

 

 

 

 

Io farò tutto per il Cielo, è là la mia patria, là, io troverò la mia Madre in tutto lo splendore della Sua gloria, e con Lei io godrò della felicità di Gesù stesso con una sicurezza perfetta.
O Maria, mia buona Madre, fate che a Vostro esempio io sia generosa in tutti i sacrifici che Nostro Signore potrà domandarmi nel corso della mia vita.
O Madre mia, offritemi a Gesù.

Santa Bernadette Soubirous

 

 

 

 

 

Parlare di chi si era schierato contro Bernardetta, non è così difficile, c’è che l’imbarazzo della scelta. Salvo una sola eccezione, tutte le autorità si erano opposte, o quanto meno, esigevano la sua promessa di non tornare alla Grotta.
All’inizio furono i genitori, specialmente la mamma. Questa donna energica si chiedeva, ogni giorno, come fare per sfamare la famiglia. Aveva anche vissuto la vergogna del marito portato in prigione accusato ingiustamente di furto. Inutile aggiungere a questo problema, la fama di delirio
mistico o di macchinazione a cambio di un po’ di pubblicità o di soldi.
Nella scuola che Bernardetta inizia frequentare, per di più senza troppo esito, le Suore la spingono subito a mettere fine queste sue «carnevalate», parola usata nel momento giusto per il fatto che le apparizioni erano iniziate poco prima del Martedì Grasso.
Sono poi arrivate, quasi immediatamente, le contrarietà da parte delle autorità civili. Il Commissario di polizia, il Giudice e il Procuratore imperiale interrogano a più riprese e a lungo Bernardetta con l’intento di scoprire l’inganno nelle sue dichiarazioni. Cercarono di spaventarla, di minacciarle la prigione. Addirittura il Prefetto, voleva far rinchiudere Bernardetta in un asilo psichiatrico. I giornali locali si erano dichiarati ostili. Il parroco aveva proibito ai suoi vicari di recarsi alla Grotta e i primi incontri con Bernardetta non furono certo molto promettenti. Anzi il primo impatto, il 2 marzo, fu addirittura penoso. Fu solo il 25 marzo, quando finalmente Bernardetta ascoltò il nome della Signora e lo riferì al parroco che questi si convinse dell’autenticità delle apparizioni. L’unico, all’inizio, a non ritenere Bernardetta una bugiarda, fu il cappellano della scuola, il rev. Pomian, quando lei gli aveva parlato il sabato 13 febbraio. Il 22 febbraio, giorno nel quale la Signora non apparve, Bernardetta si chiede: potrò continuare ad andare alla Grotta, dato che tutte le autorità glielo proibiscono? Il rev. Pomian la tranquillizza: «Nessuno te lo può impedire».
La contrarietà si materializza per alcune settimane per mezzo di una staccionata che impedisce di accedere alla Grotta. La staccionata non è rimasta lì a lungo, ma comunque non sono sparite altrettanto velocemente tutte le contrarietà. Anche in questo, Lourdes è davvero un segno del Vangelo. Ma è anche giusto non mettere in ridicolo l’atteggiamento delle autorità. Andiamo in ordine.
Preoccupati per quanto avrebbe potuto accadere, i genitori di Bernardetta hanno però sempre sostenuto che lei era sincera… fino ad acconsentire a lasciarla andare alla Grotta. Una volta il papà, e un altro giorno la mamma, l’hanno anche accompagnata dal Commissario di polizia. Il 28 febbraio, Bernardetta si presenta davanti al Giudice che di nuovo minaccia di metterla in prigione. L’addetto municipale che era presente alla scena riferisce: «Allora una suora dell’asilo… la grassa, la superiora, è arrivata a risolvere il problema. Disse piangendo: ‘Vi prego, Signori, ridateci la bambina. Non la fate morire’». Da parte delle autorità civili, il sindaco fa’ del suo meglio per calmare la situazione e acconsente, ma senza fretta, a compiere gli ordini del Prefetto, che vorrebbe far cessare i disordini pubblici… dato che in realtà non c’è alcun disordine. I dottori spediti dal Prefetto per stabilire se Bernardetta fosse una pazza, rispondono, con tutta onestà, che la salute mentale di Bernardetta non corre nessun rischio.
Pochi notabili prendono le difese di Bernardetta particolarmente dopo averla vista pregare alla Grotta. Tra questi, un dottore, molto infatuato del valore della Scienza. Il presidente del collegio forense, consigliere municipale, ritiene Bernardetta addirittura una «santa». Un giornalista di Pau osa, nel mese di marzo, parlare delle sue virtù di semplicità e naturalezza.
Anche il parroco non è così chiuso come poteva sembrare. Anche lui è un essere onesto. Si vede obbligato a costatare che la sua parrocchia sta vivendo una Quaresima eccezionalmente fervente. Non sa spiegarselo. Ne parla con il Vescovo, che però non gli da nessun ordine preciso. La sua sfuriata del 2 marzo di mattina, mostra soltanto una faccia della sua personalità. Ma, da quella sera stessa, è più calmo mentre interroga Bernardetta, e sono presenti anche i suoi vicari. Semplicemente: come avremmo reagito noi stessi dinanzi ad avvenimenti così sorprendenti? E’ troppo facile, dopo i fatti, ritenere ridicoli e ottusi gli spiriti di quanti non hanno saputo vedere altro che illusioni nei gesti e nelle parole di Bernardetta. Chiediamoci: cosa avremmo pensato noi ascoltando le parole di Gesù e inoltre vederlo crocifisso? Mons. Jacques Perrier  Vescovo di Tarbes e Lourdes

Storia
Bernardetta ha avuto molta difficoltà a rispettare le disposizioni familiari o pubbliche che le volevano impedire di ubbidire a Colei che le era apparsa quell’11 febbraio 1858 e che le aveva chiesto di venire alla Grotta per quindici giorni. Per questo, dovrà anche affrontare degli interrogatori dei giudici. Dinanzi ad essi si sottomette alle loro richieste ma non cede sul rettificare il senso delle sue risposte, che venivano [volutamente] distorte: «Signore, avete cambiato tutto!». Bernardetta si era anche consultata con il suo confessore, il rev. Pomian, sul comportamento da tenere e la risposta era stata: «Nessuno può impedirti di andarci». Lei non è stata perciò una «disobbediente» e la Madonna l’ha premiata rivelandole il suo nome. Dom Bernard Billet, monaco dell’abbazia Notre-Dame de Tournay (Hautes-Pyrénées)

Esercizio pratico
Quale può essere il mio «sì» oggi?

La parola «accusatore» qui viene applicata al demonio, il calunnatore. E’ talmente vero che Gesù “deve” prometterci un «difensore», lo Spirito Santo. «L’accusatore dei fratelli», al quale Lui fa riferimento nell’Apocalisse (12,10), è l’avversario della libertà dell’uomo, colui che invidia il privilegio che abbiamo di far parte della vita divina, mediante il mistero dell’Incarnazione e la grazia dei sacramenti.
Analizziamo un po’ noi stessi: noi pure, e più di quanto crediamo, siamo strumentalizzati dall’accusatore, ci opponiamo al piano di Dio che si va realizzando negli altri, spesso con tutte le migliori intenzioni di questo mondo! «Non si tirano pietre se non sull’albero che porta frutti» dice un proverbio… Cosa avremmo fatto noi al tempo di Bernardetta? Saremmo stati forse migliori o peggiori di quelli che si erano schierati contro di lei?
E’ il momento di smettere di fare il gioco del «non so» contrariando in modo sterile al bene che lasciamo sfuggire; scegliamo di costruire, di essere «con» invece che «contro». Facciamo con Maria, la Madre di Dio la decisione del «sì» che feconda e che unisce. Quale può essere il mio «sì» oggi? François Vayne

Madre Vauzou e Bernadette
Una opposizione sottile e difficile per Bernardetta, sarebbe stata la sua maestra delle novizie: Madre Marie-Thérèse Vauzou. Era figlia di un notaio, tenuta molto in considerazione nella Congregazione, della quale diventerà poi Superiora Generale, per la sua educazione e il suo genere di sensibilità, era [o sembrava] in totale contrasto con Bernardetta. Fu molto dura con questa ragazza che aveva ricevuto tre segreti che non poteva svelare, al punto che le compagne giungevano a dire: «Che fortuna quella di non essere Bernardetta!». Una frase la descrive: a un Padre gesuita che le racconta le meraviglie di Lourdes, nel 1878, lei [Suor Vauzou] osserva: «Ma sì! Io non ci capisco nulla. Se la Madre di Dio ha voluto scendere sulla terra, perché non ha scelto una religiosa virtuosa e istruita piuttosto che una ragazza ignorante e rozza!». Quando Roma richiederà che si approfondisca il caso della veggente, lei dirà: «Aspettate che io sia morta!». Morirà a Lourdes, il 15 febbraio 1907; e allora cominciarono le inchieste. Quanto a Bernardetta, sostenuta dallo Spirito di Dio, dice unicamente: «Le devo moltissima riconoscenza per tutto il bene che ha fatto alla mia anima». P. André Doze

Alcune riproduzioni della Grotta di Lourdes hanno provato anch’esse delle contrarietà. A volte a causa delle intemperie che le hanno distrutte. Per esempio, negli Stati Uniti, a Menlo Park, in California, la grotta di Lourdes è crollata per un terremoto. Ma la statua della Madonna che era rimasta intatta, è ancora oggi su un piedestallo di pietra, segno della protezione divina verso la Madre. Purtroppo, il più delle volte sono gli uomini che si accaniscono contro le grotte di Lourdes. Così è avvenuto per la riproduzione fatta (dopo il loro viaggio di nozze a Lourdes) a un conte e la contessa, nel giardino della loro residenza di Palanga, in Lituania. Nell’epoca del comunismo, questa grotta era stata sconsacrata, anche se continuava ad essere un luogo di raduno e incontri dato che venivano organizzati concerti e rappresentazioni teatrali. Oggi, quella grotta, che ha di nuovo una statua della Madonna di Lourdes, è ritornato ad essere un luogo di preghiera, al centro del parco municipale. Anche a Gray, nella regione francese della Haute-Saône, una grotta di Lourdes era stata sconsacrata, con il pretesto che non era più nel giardino di una scuola privata, ma in un luogo pubblico: ora è area di parcheggio per macchine. . Régis-Marie de La Teyssonnière
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non coglieremmo però tutto il valore dottrinale dell’affermazione di Maria di essere l’Immacolata Concezione se non tenessimo nella giusta considerazione il giorno scelto per tale rivelazione. Si tratta del 25 marzo, festa dell’Annunciazione del Signore. La Madonna spesso ci istruisce con un linguaggio simbolico. La scelta delle date non va considerata superficialmente, perché in alcuni casi può assumere il significato di un messaggio particolare. Mi ha molto colpito ad esempio la constatazione che la Madonna a Fatima abbia scelto di apparire il giorno 13, che è quello in cui, secondo il libro di Ester (cfr. Est 3,7), il popolo ebraico doveva essere sterminato, ma fu poi salvato dalla regina Ester, considerata dai Padri della Chiesa una figura profetica di Maria. La festa dell’Annunciazione, in cui la Santa Vergine a Lourdes rivela di essere l’ Immacolata Concezione, ci richiama il mistero della divina maternità di Maria, la quale, accogliendo l’annuncio dell’angelo e pronunciando il suo “si” incondizionato, diviene la Madre di Dio. Con la semplice scelta del 25 marzo per rivelare il nome alla piccola veggente, la Madonna non solo conferma di essere l’Immacolata, ma ci dà anche la motivazione profonda per cui la Sapienza divina ha deciso di preservarla, fin dal primo istante del suo concepimento, dalla macchia del peccato originale. Maria è l’Immacolata, perché Madre di Dio. Non poteva essere sfiorata, neppure per un solo istante, dall’ombra del male colei che avrebbe dovuto ospitare nel suo cuore e nel suo grembo la stessa Santità divina, nella persona del Verbo Incarnato. Quel giovedì 25 marzo, l’oscura grotta di Massabielle, simbolo di questo mondo immerso nelle tenebre del male, si è rischiarata della luce divina dell’Immacolata Concezione e della Madre di Dio. Lo splendore incontaminato di Maria è quello dell’Arca dell’alleanza che accoglie il Signore e lo porta fino a noi, donandocelo come nostro Salvatore. Dal libro «Sui passi di Bernadette» di Padre Livio Fanzaga


Nel 1858 quando la Madonna appare a Bernadette Soubirous, ella era talmente l’ultima del paese che più tardi dichiarò: “Se ci fosse stata sulla terra una persona più ignorante e più stupida di me, la Madonna avrebbe scelto quella!”. In Cielo i criteri di grandezza sono evidentemente molto diversi da quelli in vigore sulla terra: Maria lo sa e, proprio per questo, posa lo sguardo sull’ultima giovane di Lourdes. "Bernadette n’etai qu’une paure idiote!” (“Bernadette non era altro che una povera idiota!”). Queste parole sarcastiche furono pronunciate da Émile Zola, un razionalista che combattè la verità di Lourdes in modo vergognosamente irrazionale fino a mistificare i fatti e ad offrire denaro, affinché alcuni dessero false testimonianze! Renè Laurentin, in venti anni di ricerca meticolosa, ha puntualmente ricostruito la vicenda di Lourdes e l’ha raccontata in tredici grossi volumi: chi vuole, può consultarli e documentarsi, rendendosi conto dell’onestà dell’affermazione del vescovo di Tarbes-Lourdes, Mons. Pierre-Marie Thèas: “Lourdes non ha bisogno che di verità!”. Seguendo il resoconto quasi giornalistico di Renè Laurentin, riviviamo l’emozione dei fatti accaduti a Lourdes a partire dall’11 febbraio 1858. Quel giorno, 11 febbraio 1858, era giovedì grasso e a Lourdes, come altrove, ci si preparava ad una serata di divertimento. Ma nella casa dei Soubirous non si respirava aria di festa: c’era freddo, fame, malattia…e il fuoco nel focolare era inesorabilmente spento per mancanza di legna. Bernadette, sofferente di asma, esce di casa attorno alle ore 11 e, insieme alla sorella Toinette e ad una amica, si reca nel bosco lungo il Gave per cercare legna da ardere: per dare un po’ di tepore all’unica stanza nella quale abitavano sei persone: babbo, mamma e quattro figli! Nessuno avrebbe mai immaginato, che quell’11 febbraio 1858 sarebbe entrato nella storia e avrebbe trasformato Lourdes nella capitale mondiale dei pellegrinaggi. Chi era Bernadette? Perché la Madonna ha posato il suo sguardo su questa sconosciuta fanciulla di una sperduta cittadina dei Pirenei? E’ necessario ricostruire le vicende della sua famiglia per cogliere tutto il profumo di Vangelo, che emana dalla scelta della Madonna.
Bernadette Soubirous nel 1858 aveva quattordici anni: era nata il 7 gennaio 1844. Quando nacque, fu accolta con tanta gioia perché era la primogenita di una coppia di sposi felice e coronava una storia d’amore nata da una disgrazia. Infatti il nonno materno di Bernadette, Giustino Castèrot, era morto il 1° luglio 1841, travolto da un carro agricolo sulla vita di Pouyferrè, lasciando sulle spalle della moglie Clara il mulino e sei orfani. Perso tragicamente il marito, la povera Clara pensò di maritare una figlia a un mugnaio, affinché l’uomo prendesse in mano le redini del mulino: e così Francesco Soubirous, di anni 34, sposa Luisa Castérot, di anni 17. Le nozze furono celebrate il 9 gennaio 1843 e l’anno dopo nacque Bernadette fra la gioia di tutti. Ma, una sera di novembre del 1844, la madre di Bernadette è vicina al fuoco per riscaldarsi. D’improvviso la candela di resina, appoggiata sul ripiano del camino, le cade addosso e i vestiti si incendiano e restano ustionati anche i seni, che perdono il latte. Bernadette allora viene affidata a Maria Lagües di Bartrès, alla quale è appena morto il bambino di 18 giorni: sarà il primo sfratto di Bernadette e tanti altri ne seguiranno… a causa delle disgrazie continue della sua sventurata famiglia.
Intanto papà Francesco, mentre batte la macina con il martello per renderla rugosa, a un tratto lancia un grido: una scheggia gli ha colpito l’occhio sinistro e l’ha privato per sempre di un occhio. Bernadette, nel frattempo, è tornata a casa, perché la nutrice è in attesa d’un nuovo bambino, mentre la mamma ha partorito un fratellino, che vivrà soltanto due mesi.
Però gli affari del mulino Boly vanno male: i coniugi Soubirous sono troppo buoni, si fidano della gente, rimandano i pagamenti… e così finiscono che si trovano pieni di debiti e sono costretti a trasferirsi in casa Laborde: Bernadette ha 10 anni. Francesco Soubirous va a fare il bracciante per sfamare la sua numerosa famiglia: nel frattempo, infatti, sono nati Antoinette nel 1846, Giovanni Maria nel 1851 e Giustino nel 1855. Intanto scoppia il colera. Anche Bernadette è colpita dal male: sopravvive, ma le resta una tremenda asma, che l’accompagnerà per tutta la vita.
Muore la nonna Clara e lascia una buona eredità ai Soubirous. Essi affittano un nuovo mulino, ma il contatto è un vergognoso imbroglio: Francesco, che è analfabeta, se ne accorge soltanto alla scadenza dell’anno, quando deve pagare una cifra enorme. Non ha i soldi e si ritrova ancora una volta in mezzo alla strada.
Per avere una “bocca in meno da sfamare”, i Soubirous si rassegnano ad affidare Bernadette alla zia Bernarda e poi di nuovo all’arcigna balia Maria Lagües, di Bartrès: Bernadette si sentirà come un pacco passato da una mano all’altra e ne soffrirà tantissimo. Intanto la sua famiglia non riesce a pagare l’affitto e viene sfrattata anche dal novo alloggio. Finiscono per andare a vivere nel ‘Cachot’, che era una cella di una prigione abbandonata! Ma per i Soubirous era un’ancora di salvezza, messa a disposizione dal cugino Andrè Sajous, che ebbe compassione di loro.
Racconta lo stesso Sajous: “La camera era scura e per niente sana. Nel cortile, dove si affacciava la finestra, c’erano le latrine che debordavano e rendevano il luogo veramente infetto: ci tenevamo il letame! Francesco Soubirous venne a chiedere la stanza a mio zio e insieme dicemmo: ‘Dal momento che sono in mezzo alla strada, bisogna alloggiarli!’. Erano miserabili: due poveri letti, uno a destra entrando e l’altro sulle stesso lato più vicino al camino. Mia moglie prestò loro qualche camicia: erano pieni di pidocchi! Spesso davo loro un po’ di pane, ma i piccoli non lo chiedevano mai: piuttosto sarebbero morti di fame”. Nonostante la disgrazia, i Soubirous avevano conservato una grande dignità e un grande amore, continuamente alimentato dalla preghiera. Racconta ancora il cugino, che abitava nel piano superiore della casa: “Quando giungeva la sera noi sentivamo che i Soubirous dicevano il Santo Rosario: pregavano tutti insieme, spesso senza aver mangiato, e la voce dei bambini si univa a quella dei genitori. Provavamo tanta emozione nel sentirli pregare così!”. Intanto gli amici del mugnaio fallito prendono le distanze dal bracciante alla giornata: la povertà spesso cammina con l’umiliazione! E il 27 marzo 1857, a seguito di un furto di due sacchi di farina presso il panettiere Maisongrosse, l’accusa cade su Francesco Soubirous per il semplice motivo che era il più povero del paese. Come difendersi? Chi crede alla ragioni dei poveri? Francesco viene messo in prigione per alcuni giorni e così Luisa e i bambini conobbero anche questa umiliazione e versarono lacrime amare…continuando sempre a pregare. L’11 febbraio 1858 la famiglia Soubirous viveva in questa drammatica situazione: avevano dormito nel pagliericcio per terra all’interno dell’umido e maleodorante ‘cachot’ e iniziavano una nuova giornata di fatica, di fame e di fede. La Madonna si inserisce in questo contesto: i Soubirous sono sprofondati nella miseria, ma il cielo guarda verso di loro con sorprendente simpatia. Bernadette, quel giorno, spinta dalla necessità va a cercare un po’ di legna lungo il Gave e invece la Madonna cerca proprio lei: cerca la umanamente sfortunata primogenita e non ancora ammessa alla prima Comunione all’età di ben quattordici anni! Vengono in mente le chiarissime parole di Gesù: “E così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (Mt 20,16).

Tratto da: Lourdes: Il Cielo si affaccia sulla Terra del Card. Angelo Comastri